Appunti sparsi sull’avventura testuale

‘Il Golem’ di Tristano Ajmone

Recensione a cura di Massimo Stella,
pubblicata su Non Un Solo Spettacolo 11 Maggio 2010.


Il mondo è bello perché è vario.

Così recita il famoso detto di saggezza popolare. In fondo sono molti gli ambiti in cui questo motto è più una ricchezza che un semplice dato di fatto. Ad esempio nel mondo della narrativa c’è il grande autore di prosa e l’incallito scrittore di fantascienza. Nel campo delle arti visuali c’è l’artista 3d post-moderno e il neoclassico pittore dallo stile pulito.

E tutto questo cosa comporta nel mondo della Narrativa Interattiva, che in fondo dovrebbe essere l’unione tra arti visive, contenuti multimediali e uno stile narrativo decente e coinvolgente?

La varietà comporta la possibilità, non poi così scontata, di incontrare autori di IF seriamente dotati sul versante grafico e con una buona attitudine verso la scrittura.

I loro prodotti sono classici istantanei.

Mondi interattivi intriganti e appaganti.

Sicuramente non privi di smagliature o piccoli problemi tecnici ma sicuramente validi, forse più delle tanto ricamate avventure retrò di ‘grido’.

Uno di questi autori è Tristano Ajmone, al suo debutto con ‘Il Golem’, interessante Avventura Testuale per Adrift inviata alla Prima Edizione del Concorso di Avventure Testuali Italiane.

L’antefatto della storia è piuttosto elementare: il giocatore si ritrova a impersonare i panni di Mirko, giovane teenager alle prese con le esuberanze dell’adolescenza e notevolmente irriverente nei confronti del nonno, un conservatore rabbino dalle folli manie filo-cabalistiche.

Per i motivi più (in)giusti il simpatico vecchietto ha realizzato un Costrutto, un pupazzo antropomorfe privo di una coscienza propria e con tanta, tanta allegra voglia di distruggere, uccidere e e spaccare. Insomma una minaccia tutta pepe, forse meno temibile dei moderni opinionisti televisivi, ma comunque degna di essere terminata. Tanto più che questo Costrutto, sinonimo italiano di Golem, nella sua genuina spontaneità ha finito per uccidere il suo creatore.

Con il nonnino fuori gioco, toccherà a Mirko cercare di imprigionare il mostro e distruggerlo una volta per tutte.

L’ambientazione è classica: eseguire il rito della distruzione finale comporterà fasi esplorative e una serie di enigmi logici o più semplicemente ‘di raccolta’ (esplora l’ambiente, prendi la penna, usa la penna, etc…).

Sebbene la cosa detta così possa suonare abbastanza blanda, il grado di sfida offerto è discretamente impegnativo e richiede un minimo di ragionamento sul da farsi. Questo aspetto è tutto a vantaggio del coinvolgimento del giocatore, intellettualmente legato agli eventi in corso.

I veri punti di forza del gioco però non sono gli enigmi ma lo stile.

‘Il Golem’ è un’avventura del suo tempo e fa un ampio uso di elementi multimediali, a partire da alcuni temi sonori piuttosto ispirati, passando per una grafica professionale e terminando infine con uno stile sciolto e irriverente, con contaminazioni da pulp fiction ed un’ironia impalpabile ma onnipresente.

Il sonoro è ben curato e diversi effetti ambientali, dal gocciolare dell’acqua al grugnito del cane, contribuiscono all’atmosfera generale.

La grafica è sorprendente: ogni stanza è dotata di un fondale a metà tra il cartoon e l’avventura grafica da inizi anni ’90. Ogni visione pittorica ben si integra con la descrizione testuale della stanza e talvolta l’interazione con i luoghi sarà facilitata proprio da una attenta osservazione dei disegni. Probabilmente, tra i lavori italiani più recenti, solo Beyond è allo stesso livello visivo.

Lo stile ha qualche incertezza nelle prime battute ma è comunque corposo e ispirato. Basti pensare che l’intera storia tratta in modo trasversale temi importanti come la questione ebraica e la relativa soluzione finale, con anche riferimenti sonori e visivi a elementi di un mondo passato, che ha lasciato profonde cicatrici nel cuore di generazioni di uomini.

Un aspetto sicuramente da incoraggiare e che si amalgama integralmente nella tipologia generale dell’opera, a prima vista una semplice avventura testuale come tante ma dotata di uno scheletro pensato, interessante e smussato.

I frutti del lungo betatesting, composto da una equipe di 6 giocatori, si vedono e lo stesso fatto di aver sottoposto il proprio lavoro ad una così minuziosa revisione denota una mole di lavoro che vale sicuramente una partita.

Si noti infine che l’autore ha continuato e raffinato il lavoro di Roberto Grassi per la traduzione in italiano delle librerie inglesi di programmazione in ADRIFT, raggiungendo un risultato di tutto rispetto.

Giudizio Finale: Un lavoro notevole. Anche se forse alcune sfumature pulp potrebbero non incontrare i gusti di tutti, il lavoro è veramente eccellente e rapisce per la buona multimedialità, complice anche il sistema Adrift. Il punto cardine del lavoro sono la grafica e la commistione di elementi fantastici e storici, emblematici anche della crescita e della formazione delle identità delle nuove generazioni, perennemente in cerca di indipendenza da un mondo di adulti memori di eventi ben più tragici della semplice ‘necessità di trasgressione’. L’idea che fuoriesce da questa avventura, che non è assolutamente un semplice mezzo di diletto autorefenziale, è un monito interessante: l’innovazione non deve portare ad un contrasto senza memoria ma ad una più chiara comprensione mutua.

Il mio voto finale per il Golem è 9.75. Invito l’autore a tradurlo in inglese per avere un più ampio bacino di risonanza e di punti di vista.